L’arte di insultare. Schopenhauer


Che Schopenhauer sia stato tra i più grandi filosofi del XIX secolo è indubbio; che avesse carattere tutt’altro che mite è ugualmente vero.

Tra gli scritti di Schopenhauer, una gran quantità notazioni e frammenti compaiono raccolti in alcuni trattatelli pubblicati postumi da Adelphi: c’è L’arte di trattare le donne, una violenta invettiva contro le donne, secondo il filosofo tutte indistintamente stupide, inaffidabili, incoerenti, immorali; c’è L’arte di avere ragione, una sorta di vademecum per avere la meglio nelle dispute verbali; e c’è L’arte di insultare, in cui Schopenhauer ammette che, qualora le circostanze lo richiedessero, l’uso dell’ ingiuria può tornare utile.

Gli scritti postumi colpiscono per la radicalità delle opinioni sostenute, per una certa violenza dell’espressione, per il disprezzo sarcastico (e un tantino snob) nei confronti di cose/situazioni e di persone non gradite.

 

L’arte di insultare

Nella parte conclusiva de L’arte di avere ragione, Schopenhauer riconosce che in una disputa verbale solitamente ha ragione chi più efficacemente usa le parole; tuttavia, anche chi sia abilissimo sul piano dialettico, potrebbe trovarsi per qualche motivo in difficoltà (non ha più argomenti, è stanco e/o poco lucido ecc.) e rischiare così di essere battuto dall’avversario. Cosa fare in questi casi? Occorre ritirarsi in buon ordine e regalare all’altro la vittoria? In realtà, è possibile salvarsi in corner ricorrendo all’insulto: attaccare l’avversario colpendolo sul piano personale, essere oltraggiosi, offensivi, volgari è in alcuni casi l’unica via per spuntarla. Certo, in linea di principio insultare è cosa disdicevole e pericolosa: chi insulta, svela la propria inferiorità, vale a dire l’incapacità a far valere le proprie ragioni; inoltre, rischia di innescare una pericolosissima escalation di violenza verbale, perché si sa, le offese sono un po’ come le ciliegie: una tira l’altra. Eppure, è possibile leggere un certo compiacimento nella precisione chirurgica con cui Schopenhauer descrive le diverse tipologie d’insulto, sia pure -apparentemente- con lo scopo di condannarle tutte: l’abilità con la quale il filosofo del mondo come volontà e rappresentazione maneggia l’arte di insulare, induce a sospettare che egli indulgesse all’improperio spesso e forse volentieri.

Vi sono certi individui sul cui viso è impressa una tale ingenua volgarità e una tale bassezza nel modo di pensare, nonché una tale limitatezza bestiale dell’intelletto, che ci stupisce come mai siffatti individui abbaino il coraggio di uscire con un simile viso e non preferiscano portare una maschera

A.    Schopenhauer, L’arte di insultare, Brutti e stupidi, Adelphi

A subire ingiuria sono qui genericamente gli individui che Schopenhauer riconosce essere stupidi solo dalle sembianze del volto: la faccia di taluni individui a tal punto porta impressi i segni rivelatori della volgarità, della bassezza morale, della ristrettezza di idee che ci si chiede come essi possano esibirla al mondo senza vergognarsene.

Liquidati gli individui brutti e stupidi, Schopenhauer se la prende con i professori, con gli eruditi, con i cocchieri, i carrettieri e i facchini (oziosi che se ne stanno agli angoli della strada e possono essere considerati gli animali da soma della società), con i demagoghi, con gli attori, con i monaci, con i nazionalisti, con i preti, con gli Ebrei, con i Francesi, con gli Inglesi, con certi filosofi (in particolare Leibniz, Kant, Hegel) e con altri ancora: forse non esattamente in quest’ordine, ma la sostanza non cambia.

 

I professori, gli eruditi 

I professori sanno poco di ciò che insegnano. Nulla è più falso di quel che dice il proverbio “docendo disco” (insegnando imparo); anzi, è vero il contrario: semper docendo, nihil disco (insegnando sempre, non imparo nulla). In effetti, spiega Schopenhauer, il professore non sa perché, trascorrendo gran parte del proprio tempo in cattedra, non gliene rimane per lo studio.  Di contro, chi sa, non insegna, perché dedica allo studio ogni minuto del proprio tempo.

Gli eruditi costituiscono una categoria persino peggiore di quella dei cattedratici. Come chi, indossando la parrucca -abbondante massa di capelli altrui- orna il capo in mancanza di capelli propri, allo stesso modo l’erudito adorna la mente di pensieri di altri non avendone di propri (come non essere d’accordo?).

 

Cocchieri, carrettieri e facchini

Martellate, abbaiare di cani e strilli di bambini sono orribili; ma l’unico vero e proprio assassino dei pensieri è lo schioccare con la frusta. Sembra fatto apposta per distruggere ogni momento di raccoglimento che a uno sia dato talvolta di avere. Questo maledetto schioccare con la frusta non soltanto non è necessario, ma è persino inutile. Il desiderato effetto psichico sui cavalli, a causa dell’abitudine generata dall’abuso di tale faccenda, si attutisce e finisce con il per mancare completamente il suo scopo; i cavalli non affrettano il passo per lo schioccare della frusta. Che un villano…il quale…montando un cavallo…fa schioccare senza tregua e con tutte le sue forze una frusta lunghissima, non meriti di essere obbligato a scendere…per ricevere cinque bastonate…, non mi convinceranno tutti i filantropi del mondo.

 Schopenhauer, L’arte di insultare, Adelphi ebook

Cocchieri, carrettieri e facchini in linea di principio andrebbero trattati con benevolenza, giustizia e clemenza, se non fosse per l’odioso rumore provocato dalle loro attività. Tra tutti, i carrettieri sono i più fastidiosi per quel continuo schioccare di frusta che paralizza il cervello e ammazza i pensieri. Lo schioccare di frusta, non solo è pratica inutile perché il cavallo abituato alle frustate non accelera il passo come si vorrebbe, ma è anche e soprattutto un’insopportabile insolenza nei confronti di chi lavora con la testa da parte dei lavoratori manuali, che per questo andrebbero puniti essi stessi a colpi di frusta.

 

I demagoghi, gli attori, i monaci, i nazionalisti

Se un dio ha fatto questo mondo, non vorrei essere quel dio: la miseria del mondo mi spezzerebbe il cuore

 

Con quel tanto di pessimismo che lo contraddistingue, Schopenhauer esclude che si possa essere felici: il mondo è male e la vita è dolore. A complicare le cose, c’è la pochezza di certa gentaglia di cui, quella descritta sin qui, è solo una piccola parte.

Prendiamo demagoghi, attori, monaci e nazionalisti: li accomunano ipocrisia e  malafede. I primi si ostinano a credere che il mondo, istituito in modo affatto eccellente, sia la vera sede della felicità e che, se le cose non vanno come dovrebbero, la colpa è unicamente dei governi. Gli attori vivono di finzione al punto tale da non riuscire a discernere tra fantasia e realtà, tant’è che la follia proprio tra gli attori si manifesta con maggior frequenza. Quanto ai monaci, sono pochi quelli autentici, poiché nella stragrande maggioranza dei casi, il saio è una pura e semplice maschera sotto la quale è possibile trovare un vero monaco come è possibile trovarlo a una mascherata. I nazionalisti sono dei miserabili babbei che, non avendo nulla di cui poter essere orgogliosi, s’appigliano all’ultima risorsa per esserlo, vale a dire alla Nazione cui appartengono.

 

I preti

L’umana condizione è davvero miserevole: si vive per un breve lasso di tempo pieno di fatica, di dolore e miseria; dal canto loro, preti di tutte le razze, agitando lo spauracchio della punizione eterna per i miscredenti, s’adoperano per rendere la vita ancor più angosciosa.

 

Gli Ebrei

Sugli Ebrei, Schopenhauer scrive quanto segue:

Non dobbiamo dimenticare gli Ebrei, popolo eletto da Dio, che in Egitto dopo aver rubato, per ordine speciale di Dio, ai loro vecchi amici fiduciosi i recipienti d’oro e d’argento loro prestati, intrapresero, con a capo l’assassino Mosè, una campagna di massacri e rapine nella terra promessa al fine di strapparla ai legittimi proprietari, con l’ordine espresso e sempre ripetuto da Yahweh di non conoscere alcuna pietà e, ricorrendo ai massacri più spietati e alla distruzione di tutti gli abitanti, compresi donne e bambini (Giosuè, 10 e 11).

Schopenhauer, L’arte di insultare, Adelphi ebook 


Ogni commento è superfluo

 

I francesi

Sui francesi, Schopenhauer esordisce così:

Le altre parti del mondo hanno le scimmie; l’Europa ha i francesi. La cosa si compensa.

Non pago di aver collocato i francesi tra i subumani, il filosofo prosegue sbeffeggiando la loro lingua: la lingua francese, miserrimo gergo romanzo le cui peculiarità sono il disgustoso suono nasale “en”, “on”, “un” e il singhiozzante/ripugnante accento sull’ultima sillaba, da qualcuno è ingiustamente considerata langue classique accanto al greco e al latino. L’Europa tutta dovrebbe ricoprire di biasimo questi francesi fanfaroni.

 

Gli inglesi

Forse che gli inglesi meritano trattamento migliore? Certo che no, anche loro hanno di che farsi perdonare. A renderli insopportabili è la loro stupida superstizione clericale

Gli inglesi devono ciò unicamente al fatto che nel loro paese l’educazione dei giovani è nelle mani del clero, che s’incarica d’inoculare loro, negli anni più teneri, tutti gli articoli di fede, di modo che si giunge ad una specie di parziale paralisi del cervello, che per tutta la vita si manifesta in quella bigotteria idiota a causa della quale perfino individui d’altronde assai intelligenti e arguti si degradano e non sappiamo più cosa pensarne.

Insomma gli inglesi, che pure la Natura ha dotato di intelligenza, di capacità di giudizio e forza di carattere, sono rimbecilliti dall’educazione clericale impartita loro fin dalla prima infanzia.

 

Leibniz, Kant, Hegel

Nessuno sano di mente penserebbe con Leibniz che il mondo reale sia il migliore dei mondi possibili! Alle argomentazioni sofistiche di Leibniz che questo sarebbe il miglior dei mondi possibili, chiunque può facilmente contrapporre la prova che, per i mali che l’affliggono, esso è il peggiore dei mondi possibili

Di Kant, Schopenhauer irride in particolare l’imperativo categorico della “ragion pratica” (legge morale), il comodo guanciale su cui amano rotolarsi gli imbecilli. Kant istituisce nella nostra anima un tribunale completo di processo, giudice, pubblica accusa, avvocato difensore e sentenza. Ma se tutto avvenisse dentro di noi proprio come Kant immagina, dovremmo stupirci che possa esistere un uomo non già cattivo, ma stupido al punto tale da agire contro coscienza. In realtà noi constatiamo che l’efficacia della coscienza è così debole che tutti i popoli hanno sentito il bisogno di metterle accanto una religione positiva come aiuto o, addirittura, di sostituirla con questa. (cit.).

Infine Hegel, il non plus ultra degli impostori, uno sciupatore di carta, di tempo e di cervelli (sempre secondo Schopenhauer!).

In Germania si è potuto strombazzare un repellente e insulso ciarlatano e scombiccheratore di assurdità senza pari, Hegel, come il più grande filosofo di tutti i tempi… Se una combriccola di giornalisti congiurati per magnificare il male, se professori stipendiati della hegelianeria e meschini liberi docenti che vorrebbero diventare anch’essi professori dichiarano ai quattro venti -e lo fanno con un’impudenza infaticabile che non ha precedenti- che quel cervello comune, ma non comune ciarlatano, è il più grande filosofo che il mondo abbia mai avuto, nessuno può prendere in seria considerazione una cosa simile…

La filosofia di Hegel, filosofastro della peggior specie, repellente imbroglione, è, secondo Schopenhauer, la più miserabile di tutte le pseudofilosofie di sempre. Cos’è l’hegeliana filosofia dell’Assoluto se non fumo negli occhi, infima ciarlataneria?


Povero Schopenhauer. C’è da immaginare che, tra un’invettiva e l’altra, tra mille delusioni e opprimenti angosce, riuscisse a trovare conforto almeno negli amici … e invece pare di no:


Gli amici si dicono sinceri, ma in realtà sinceri sono solo i nemici!