Ci chiediamo: abbiamo dagli antichi una testimonianza di questa esperienza fondamentale dell’ente come qualcosa che si nasconde? Fortunatamente sì, ed è anche una testimonianza eccelsa di uno dei filosofi più grandi e per giunta più vetusti dell’antichità: Eraclito. Di lui si tramanda il significativo detto: [he] phy`sis ... kry`ptesthai philèi . Il regnare sovrano dell’ente, cioè l’ente nel suo essere, ama nascondersi. In questo detto sono racchiuse molte cose. He phy`sis, la «natura»: con essa non si intende la sfera dell’ente che è oggi per noi oggetto della fisica, ma il regnare sovrano dell’ente, di tutto l’ente: della storia dell’umanità, dell’accadere della natura, dell’agire divino. L’ente in quanto tale, vale a dire in ciò che esso è in quanto ente, regna sovrano. Kry`ptesthai philèi: Eraclito non dice che l’ente in quanto tale si nasconde realmente, di tanto in tanto, ma philei: ama nascondersi. Il suo proprio, intimo impulso è di restare nascosto e, una volta svelato, di ritornare nuovamente nella velatezza. Non possiamo qui discutere come questo detto di Eraclito sull’ente sia legato alla sua concezione fondamentale dell’essere. Giocando, la divinità costruisce il mondo innumerevoli volte, come qualcosa di sempre diverso. Basta così. In questo detto di Eraclito trova espressione quella esperienza fondamentale con la quale, nella quale e a partire dalla quale si incominciò a guardare nell’essenza della verità come dis-velatezza dell’ente. E questo detto è antico, tanto antico quanto la stessa filosofia occidentale; anzi dobbiamo dire: questo detto esprime quella esperienza e quella posizione fondamentale dell’uomo antico con le quali soltanto ha inizio propriamente il filosofare…M. Heidegger, Considerazioni introduttive da L’essenza della verità, Milano, Adelphi, 1997