Letteratura

Contro ogni previsione (spunti da Elogio dell’ignoranza e dell’errore, G. Carofiglio)

 

Gianrico Carofiglio ha recentemente pubblicato il saggio Elogio dell’ignoranza e dell’errore, una riflessione spesso ironica su un tema serissimo: riconoscere la propria umana fallibilità è condizione preliminare e indispensabile per migliorare/ migliorarsi.

Il tema non è nuovo, la filosofia se ne occupa fin dall’antichità: Parmenide sosteneva che l’errore è il non-essere (assenza di verità) della doxa (opinione fallace); Platone diceva che l’errore insorge quando, nel cammino verso la verità, l’uomo, fuorviato dai sensi, attribuisce consistenza di realtà ad ombre illusorie; Aristotele affermava che l’errore scaturisce da giudizio frettoloso/superficiale; in ogni caso, l’errore è una delle forme del nostro pensare e del nostro agire (cit. Elogio dell’ignoranza e dell’errore, cap. 1), prodotto e insieme segno dell’umana finitezza.

Quali che siano la tipologia e l’entità dell’errore, che si tratti di svista grossolana e banale o di errore di significativa entità, le probabilità che esso nuoccia aumentano sensibilmente quando, per presunzione o per paura di ammettere i propri limiti, lo si sottovaluti o, ancor peggio, lo si neghi: in tal caso o si persevera stolidamente nell’errore con conseguenze persino catastrofiche oppure, scoraggiati dall’insuccesso, si finisce con l’abbandonare l’impresa. Al contrario, riconoscere con umiltà i propri errori consente di apprendere da essi, scorgendo le strade inattese che si aprono quando il piano originario si è dimostrato inefficace (cit., Elogio dell’ignoranza e dell’errore, Successi preterintenzionali).

Allo stesso modo, è umanamente impossibile sapere tutto, la conoscenza è sempre necessariamente parziale/incompleta: forse che al mondo esiste scienziato, esperto, intellettuale che possa dire la sua con la medesima autorevolezza quando intervenga su questioni lontane dall’ambito di propria competenza? Il biologo più rinomato al mondo sa tutto di biologia ma è molto poco probabile, se non impossibile, che sappia anche tutto di Storia o tutto di letteratura; insomma, l’onniscienza non è prerogativa umana e ciascuno deve fare i conti con la propria ignoranza.

Proprio come l’errore è un ostacolo solo se lo si nega, così è per l’ignoranza quando è inconsapevole; l’elogio di Carofiglio è dunque per l’ignoranza dotta (consapevole) che 6 secoli fa fu al centro della filosofia di N. Cusano: la vera sapienza non è quella di chi presuntuosamente crede di conoscere quanto basta, ma quella di chi sa che nella vita non si smette mai di imparare.

I temi affrontati da Carofiglio sono quelli cari alla filosofia da sempre: la riflessione sull’uomo e sulla sua fallibilità, il rifiuto del dogmatismo, la critica alla stoltezza presuntuosa di chi crede di poter attingere la verità assoluta, la paura che trattiene molti dall’ammettere la propria limitatezza, la tendenza a semplificare la complessità così che tutto sembri più facile. Tuttavia, per l’originalità della prospettiva adottata -quella del magistrato che conosce bene la fragilità umana-, per la spigliatezza dello stile e la chiarezza della trattazione, il libro di Carofiglio è lettura piacevolissima e offre interessanti spunti di riflessione. Come al cap. 2 del saggio.

 

Pre-vedere

Al capitolo n. 2 del volumetto, si legge quanto segue:


Il cervello umano è essenzialmente una macchina predittiva. In sostanza è sempre all’erta per predire nel modo più accurato possibile ciò che potrebbe accadere. Con quanta accuratezza si riesca è questione piuttosto delicata. Occuparsi delle previsioni e in particolare delle previsioni degli specialisti riserva sorprese sconcertanti ma anche istruttive.

Nel 1874 lo scienziato Philipp von Jolly affermò che nella fisica era ormai stato scoperto tutto. Nel 1911 Ferdinand Foch, futuro capo di stato maggiore dell’esercito francese, disse che gli aerei erano bei giocattoli privi di utilità…Nel 1932 Albert Einstein dichiarò categoricamente che non ci sarebbe mai stata la possibilità di produrre energia atomica.

Gianrico Carofiglio, Elogio dell’ignoranza e dell’errore, Esperti, cap. 2, Einaudi ebook

 

Nel 1874 Philipp von Jolly non poteva certo immaginare che qualche decennio più tardi sarebbe nata la fisica quantistica ed era sinceramente convinto che la Fisica ottocentesca avesse scoperto tutto il possibile. Lo stesso vale per Einstein, persuaso che produrre energia atomica fosse una chimera; per Charlie Chaplin, che nel 1916 escluse che il cinema potesse avere un futuro poiché la gente avrebbe continuato a preferirgli il teatro; o per Ken Olsen, che nel 1977 affermò che non c’era ragione per cui qualcuno dovesse desiderare di possedere un computer.

Tutto questo fa sorridere, eppure pone una questione non marginale: prevedere quel che accadrà è pressoché impossibile, anche quando la previsione venga da esperti competenti e di grande fama: in primo luogo perché narcisisticamente gli uomini, specie gli esperti, tendono a fidarsi troppo di se stessi e delle proprie percezioni, in secondo luogo -e soprattutto-, perché la vita è troppo complessa per essere prevedibile.

Impieghiamo buona parte della nostra esistenza a programmare il futuro, predisponendo tutto quanto può servire perché aspettative e progetti trovino attuazione: lo studente trascorre sui libri buona parte della sua giornata perché solo così avrà la possibilità di superare l’esame; l’impiegato svolge diligentemente il lavoro assegnatogli, in caso contrario prevedendo il licenziamento; il malato assume i farmaci di cui necessita così da poter campare il più a lungo possibile. In sostanza, ciascuno agisce pianificando la propria vita in modo che essa non riservi sorprese e che tutto vada come pre-visto.

Colpisce la storia di Bryan Johnson, il milionario americano balzato agli onori della cronaca perché impegnato ad organizzare la propria vita così da vivere il più a lungo possibile: monitora continuamente i parametri vitali, assume centinaia di pillole al giorno, si allena come se dovesse scalare l’Everest, assume pasti pensati appositamente per lui sulla base di uno specifico protocollo scientifico, insomma vive immaginando -o ingenuamente dandolo per certo-, che il futuro lo ripagherà di ogni sforzo e di tutto il denaro speso con la giusta longevità, cosa che ovviamente gli si augura con tutto il cuore.

Tuttavia, occorre riconoscere che la vita spesso si diverte a prenderci alla sprovvista. Lo studente coscienzioso di cui sopra potrebbe non ottenere il risultato sperato per un’infinità di motivi che esulano dalla sua volontà e dalle sue scelte: il giorno stabilito per l’esame è costretto a letto perché indisposto; il docente è di cattivo umore -succede di frequente- o è particolarmente esigente/pignolo; c’è sciopero generale e l’esame è rinviato a data da destinarsi; c’è stata pioggia torrenziale e le strade sono impraticabili per chiunque non disponga di un paio d’ali. Quanto a Bryan Johnson, potrebbe semplicemente cambiare idea e decidere che abbuffarsi di hot dog, per quanto poco salutare, è decisamente più gratificante che nutrirsi di integratori: in fondo, si vive una volta sola e questa è l’unica previsione attendibile.

Le cose non sono così semplici come si ami credere e anche quando tutto sembra promettere bene o, al contrario, sembra inevitabilmente procedere verso il peggio, è possibile quel che il filosofo francese Deridda definiva l’impossibile. 

Se il possibile è l’attuazione di ciò che è contenuto nelle premesse proprio come la ghianda ha in sé la quercia che sarà, l’impossibile è l’indeducibile, l’evento imponderabile, imprevedibile, casuale perché privo di cause apparenti, che inverte la direzione della Storia/della vita, in barba ad ogni previsione: un concetto per molti versi assimilabile alla rinascimentale Fortuna, il fiume impetuoso che devia dal proprio corso e trascina con sé ogni cosa.

Una parte significativa della letteratura novecentesca è il racconto dell’impossibile che improvviso irrompe nella vita sconvolgendo piani e vanificando previsioni.

Nella Coscienza di Zeno, per esempio, il protagonista Zeno Cosini è l’inetto per antonomasia; egli è un buono a nulla, è bugiardo, inaffidabile, pigro, invidioso, immorale, debole, volubile, incapace di decidere, di volere e di amare. Considerata la sua inettitudine, Zeno sembrerebbe destinato alla rovina e per un po’ è davvero così. All’improvviso e del tutto imprevedibilmente, la vita di Zeno imbocca tutt’altra direzione, una serie di circostanze fortuite (la Fortuna, il Caso) volgono a suo favore e l’inetto Cosini, l’uomo senza qualità sulla carta destinato all’infelicità, ottiene immeritatamente e contro ogni logica successo, amore, denaro.

La vita ama sparigliare le carte e questo spaventa; allora, ecco che per difendersi dalla minaccia dell’imprevedibilità, gli uomini fabbricano strumenti e inventano categorie concettuali che assicurino una qualche forma di controllo.

Ma proprio perché la minaccia è dovuta all’assoluta imprevedibilità del divenire del mondo, per arginare la minaccia si deve rendere in qualche modo prevedibile l’imprevedibile…La previsione implica infatti che il divenire non sia più la visione terrificante dell’irruzione dell’assolutamente inatteso, ma la visione di un processo che si adegua al previsto e che proprio per questa adeguazione è l’adeguarsi a un ordine, a una legge che non si lascia travolgere dall’irruzione degli eventi, ma controlla, domina e dà un fondo all’abisso del divenire.

Dire che la scienza è la forma più potente di dominio perché è la forma più potente di previsione significa che la scienza sta al termine della storia del dominio.

Emanuele Severino, Legge e Caso, cap. 1, Adelphi eBook

 

La scienza, la tecnologia, ma anche le forme prescientifiche di dominio sul divenire -si pensi al mito o alla religione- sono l’antidoto all’angoscia dell’imprevedibilità perché conferiscono senso e ordine.

Oggi la paura dell’imprevisto è esorcizzata grazie all’algoritmo.

Operando su un gran numero di dati, gli algoritmi sembrano in grado di prevedere qualunque cosa, offrendo così la soluzione a ogni problema: anticipano le scelte e i comportamenti degli individui e/o delle masse; possono prevedere i risultati delle imminenti elezioni politiche o le oscillazioni dell’opinione pubblica in merito a questo o a quell’altro tema, suggeriscono a quale ora e in quale giorno convenga intraprendere un viaggio o come riconoscere il partner ideale…

Questo significa forse che l’imprevisto è stato bandito dalle nostre vite? Siamo al riparo dalla forza oscura dell’ignoto?

Certo in condizioni date è possibile avanzare ipotesi plausibili su quel che accadrà, ma non c’è algoritmo che possa prevedere eventi come la guerra, lo sterminio di un popolo ad opera di un altro popolo o le bizzarrie di un capo di stato umorale che per narcisismo, per megalomania o forse solo per il gusto di provocare agisce così da sconvolgere gli equilibri internazionali: è forse possibile prevedere la follia o la stupidità? 

La vita non può essere ridotta a calcolo: essa si muove nello spazio incommensurabile in cui valori, opinioni, pregiudizi, scelte, pulsioni, persino il momentaneo stato d'animo degli uomini si mescolano e rotolano a casaccio come i dadi nel bussolotto.

E proprio come nel gioco dei dadi, il risultato è sempre imprevedibile…

 

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