Letteratura

Lo scetticismo come metodo.

 


Si ricordi l’aneddoto che si racconta di Pirrone, il fondatore del pirronismo (come veniva chiamato una volta lo scetticismo): egli sosteneva che noi non sappiamo mai abbastanza da poter dire con sicurezza che un’azione sia più saggia di un’altra. Da giovane, passeggiando un pomeriggio, vide il suo maestro di filosofia (dal quale aveva appreso i suoi principi) caduto a testa bassa in un fosso, donde non riusciva a cavarsi fuori. Dopo essere stato a contemplarlo per un po’, se ne andò via senza aiutarlo, convinto che non vi fosse nessun motivo sufficiente per pensare che avrebbe fatto bene a tirare il vecchio fuori dal fosso. Altri discepoli, meno scettici, dettero una mano al maestro, biasimando Pirrone per la spietata durezza; ma il maestro, fedele ai principi, lo lodò per la sua costanza.

Bertrand Russel, Sul valore dello scetticismo, da Saggi scettici

Che il maestro di Pirrone trovasse confortevole essere a testa in giù in un fosso, è poco probabile, tuttavia non si può escluderlo, poiché ciò che ai più provoca disagio, per altri potrebbe essere motivo di godimento. D’altro canto, vi sono verità indubitabili o perché razionalmente indagate o perché suffragate da dati oggettivi e/o dall’esperienza: non c’ è dubbio che due più due dia quattro, che la terra giri intorno al sole -checché ne pensassero Aristotele e Tolomeo- che la penicillina sconfigga l’infezione, che la peste è una malattia di origine batterica e nulla c’entrano gli untori di manzoniana memoria ecc…
Salvo che, come in questi casi, la verità sia acclarata, in generale è sempre buona norma dubitare, indulgendo a quel tanto di scetticismo che preserva da clamorosi abbagli.


La teoria è questa: che sarebbe opportuno non prestar fede a una proposizione fino a quando non vi sia un fondato motivo per supporla vera
Ibidem
 

Dunque, una proposizione -qualunque essa sia- è vera quando esistono fondati motivi per considerarla tale. D’altra parte, è pur vero che quelli che oggi sono fondati motivi, potrebbero non esserlo più domani. Questo vale anche per le teorie e le verità scientifiche

Certo a nessuno verrebbe mai in mente di contestare la validità dei teoremi di Euclide, tuttavia occorre ammettere che essi non sono più congruenti quando dalla Terra ci si sposti verso un buco nero, dove lo spaziotempo si incurva. Dunque si può affermare che, accanto a verità scientifiche universalmente riconosciute, ve ne siano altre che non possono essere considerate assolute ma relative al contesto storico, agli strumenti di indagine utilizzati e alle conoscenze possedute da chi le formula in quel particolare momento e/o contesto.

La scienza -quella vera- ha l'umiltà di saper riconoscere i propri limiti, senza, tuttavia, rinunciare a superarli. 


Prendiamo la fisica.

La meccanica quantistica e la relatività speciale -le due più grandi rivoluzioni nella fisica del XX secolo-  hanno cambiato radicalmente il modo di percepire la realtà -e non soltanto quello dei profani, ma degli stessi scienziati-,  svelando come nel bizzarro mondo subatomico -il mondo dell’infinitamente piccolo- vigano regole del gioco insospettabili e accadano strani-inimmaginabili fenomeni: il fotone, fino ad un secolo fa considerato un corpuscolo di luce perché privo di massa, è in realtà una particella come il neutrone e il protone; la materia ha proprietà ondulatorie come la luce; un fotone e un elettrone possono muoversi in due modi diversi allo stesso tempo -un po’ come se con l’auto procedessimo contemporaneamente in due direzioni diverse- (cfr,  Kennet Ford, Il mondo dei quanti) e molte altre bizzarrie non ammissibili secondo la logica comune.

Quando dal piano della scienza ci si sposti nel campo delle opinioni su questioni etiche, religiose, politiche, la perplessità dello scetticismo è altamente consigliabile perché, se pur non mancano opinioni con un certo grado di attendibilità, ve ne sono molte altre del tutto prive di giustificazione. 


L'opinione irragionevole è espressa con sospetta enfasi. 

Nei suoi Saggi scettici, B. Russel osserva che solitamente, quando l’opinione è ragionevole, chi la sostiene, espone con calma le proprie ragioni, non ha motivo di inalberarsi quando lo si contesti, tanto meno di essere violento; nel caso invece in cui l’opinione sia priva di fondamento razionale e dunque poggi su sentimenti, emozioni, ancor peggio su pregiudizi, chi la sostiene la espone con passione, talora persino con rabbia. La passione si oppone alla ragione (la passione è la misura della mancanza di convinzione razionale da parte dell’opinante) dalla qual cosa si può concludere che maggiore è l’impeto con cui la si espone/la si difende, più alta è la probabilità che quella certa opinione sia irragionevole e che -si potrebbe aggiungere- l'opinante sia un imbecille. 


Sulle questioni di natura morale, la polarizzazione tra le posizioni è tale da originare confronti sempre molto accesi. Quando si discute di usi matrimoniali o di famiglia, ad esempiogli opinanti si scontrano -da sempre- senza esclusione di colpi. 


Se sfogliamo un trattato scientifico sull’argomento (come, ad esempio, la History of Human Marriage di Westermark), ci troviamo immediatamente immersi in un’atmosfera diversa da quella dei pregiudizi popolari. Apprendiamo che sono esistiti usi d’ogni specie, molti dei quali tali che si crederebbe persino che ripugnino alla natura umana. La poligamia crediamo di riuscire a spiegarcela come un uso imposto alle donne dai maschi oppressori. Ma che dire delle consuetudini tibetane per le quali è la donna che ha più di un marito? Eppure, coloro che sono stati in Tibet assicurano che la vita familiare in quelle regioni è armonica almeno quanto nei paesi europei…

Bertrand Russel, Sul valore dello scetticismo, da Saggi scettici

Vi sono diverse vie per dimostrare l'origine non razionale di certe opinioni/convinzioni: c'è la via della psicanalisi, che ha mostrato come forme del pensiero, credenze e opinioni abbiano origine nel sotterraneo mondo di desideri, paure e bisogni (insomma, nell'irrazionale umano-troppo umano di nietzscheana memoria)ma c'è altresì la più semplice via dell'osservazione diretta che, se attenta e obiettiva, svela come alcune opinioni abbiano il loro fondamento, non nella ragione, ma unicamente nella tradizione (e ci si guarda dall'allontanarsene, perché ciò significherebbe esporsi a disapprovazione sociale)Ciò che, proprio per tradizione, nel civilizzato Occidente è moralmente inaccettabile, è cosa normalissima presso altre civiltà, dove le famiglie in cui vi siano donne con più mariti o uomini con più mogli funzionano perfettamente. La verità è che, in assenza di dati oggettivi che permettano di stabilire se una consuetudine matrimoniale –bigamia, poligamia, matrimonio gay ecc- o una certa idea di famiglia sia migliore di un’altra, sarebbe opportuno astenersi dall'esprimere giudizi.


Si consideri l’umanissimo ambito della politica.

La politica –questa l’idea di Russel- è il terreno sul quale fioriscono le opinioni più dubbie, opinioni irragionevoli a tal punto che a un osservatore imparziale possono sembrare non meno assurde di quelle d’un ricoverato in manicomio; eppure, per quanto infondate, esse s’impongono con la granitica consistenza del dogma.

Un esempio, il nazionalismo (tutt’altro che retaggio del passato).

Cosa deve intendersi per nazionalismo?

In senso stretto, nazionalismo è la dottrina politica che esalta l’idea di nazione e/o di etnia. Il nazionalismo del primo Ottocento si configurò come movimento/ideologia per l’emancipazione dei Paesi oppressi dal giogo straniero; a partire dalla seconda del secolo, esso assunse le forme e i toni aggressivi di un’ideologia che affermava la superiorità di una nazione sulle altre, dunque il suo diritto all'assoggettamento di popoli ritenuti inferiori e alla conquista dei loro territori (fin troppo ovvio l’esempio del Nazismo con il suo diritto allo spazio vitale).


In Appunti sul nazionalismo, l’inglese George Orwell scrive:

Con nazionalismointendo innanzitutto l’abitudine a credere che gli esseri umani possano essere classificati come gli insetti e che interi gruppi di milioni o decine di milioni di individui possano essere tranquillamente etichettati come buoni” o “cattivi”, In secondo luogo – e questo è assai più importante- intendo l’inclinazione a identificare sé stessi con una singola nazione o altra entità unitaria, elevandola al di là del bene e del male e ponendo i suoi interessi al di sopra di ogni altra cosa...Il nazionalismo si nutre dell’autoinganno. Ogni nazionalista è capace delle più palesi disonestà intellettuali, ma è anche incrollabilmente certo di essere nel giusto, poiché ritiene di servire una causa più grande di lui.

G. Orwell, Appunti sul nazionalismo, cap 1
 

Com'è evidente, Orwell qui estende il significato di nazionalismo così da includervi comportamenti e mentalità che con il nazionalismo in senso stretto condividono l’inclinazione a riconoscersi in un’entità unitaria (che sia una nazione, un partito politico, un movimento, una causa) postulandone -del tutto irragionevolmentela superiorità su ogni altra cosa, fino ad elevarla al di sopra del bene e del male.


Definito così il nazionalismo -anche tenendo conto della originale posizione di Orwell-, resta da chiarire da cosa esso origini. 


Un’ipotesi plausibile è che esso -come ogni forma di megalomania- scaturisca dal bisogno di uscire da uno stato di inferiorità vera o presunta. Il nazionalismo, insomma, è un po’ come il comportamento aggressivo e irrazionale di quegli individui che, umiliati e messi ai margini quando erano bambini solo perché di carattere debole e per essere in qualche modo diversi- vogliono convincersi di essere in realtà migliori e più forti di altri e si comportano di conseguenza (esercitando violenza).

Ognuno sa quanto sia pericoloso discutere con un pazzo che si creda re d’Inghilterra; ma poiché egli è isolato, è facile averne ragione. Quando tutta intera una nazione ha subito una delusione, la sua ira è dello stesso genere di quella del singolo pazzo quando le sue pretese sono messe in discussione; ma non c’è che la guerra che la possa ridurre alla ragione.

B. Russel, Sul valore dello scetticismo, da Saggi scettici

Quando diventa revanchismo (il termine fu utilizzato per la prima volta in Francia per indicare la frustrazione per la sconfitta subita dai Francesi nel 1870 ad opera della Prussia) e una nazione/un popolo voglia vendicarsi per una qualche umiliazione subita, il nazionalismo provoca guerra e morte. 

Nel mondo moderno, coloro che noi effettivamente odiamo sono gruppi distanti, nazioni straniere specialmente. A esse noi pensiamo astrattamente, e ci inganniamo a credere che atti i quali sono realmente frutto di odio siano originati dall'amore per la giustizia o da qualche altro motivo parimenti elevato.

 Ibid

Ma non c’è individuo, gruppo o nazione che ami sentirsi dire la verità, per questo lo scettico che osasse sollevare dubbi sulla ragionevolezza di certe idee o di certe scelte, svelasse l'inganno che esse nascondono e provasse ad indicare la via della razionalità, evitando così di cedere alla tentazione del nazionalismo, del razzismo, della violenza, della guerra, del pregiudizio o del moralismo bacchettone e intollerante, è considerato perverso, persino un nemico del suo Paese. (cfr, Russel, Saggi scettici).

Ciò che mi colpisce sempre più, e che colpisce anche molte altre persone, è la straordinaria ferocia e disonestà delle controversie politiche del nostro tempo. Non è solo che le polemiche siano astiose; è giusto che lo siano, quando sono in ballo argomenti seri. Dico che quasi nessuno, pur di mettere a segno un punto nel dibattito, sembra pensare che un avversario meriti di essere ascoltato o che la verità sia importante.

G. Orwell, Illusioni, ma sono illusioni molto potenti, Verità e menzogna


La politica tradisce la propria stessa ragione d'essere quando manipola o nega la verità a vantaggio di qualcosa o qualcuno.

Lo vediamo ogni giorno: anche quando sia su argomenti molto seri (esiste argomento più serio della guerra? Esiste qualcosa di più drammaticamente serio del massacro di civili inermi e senza colpa alcuna?il discorso politico è avvelenato dalla disonestà intellettuale della propaganda, il linguaggio è un'accozzaglia ipocrita di parole ad effetto, i toni della narrazione sono quelli dello scontro tra opposte tifoserie urlanti, ciascuna con la propria opportunistica verità. Un trionfo di menzogne, di violenza e malafede. 

Chi ama la verità -quella vera- ha la pazienza di cercarla tra le tante false verità e sceglie il coraggio dello scetticismo: non quello di Pirrone, che sospende ogni giudizio perché nulla è certo né conoscibile, ma lo scetticismo che nel saggio Il dubbio e il dialogo Zagrebelsky descrive come attitudine al dialogo, spirito critico che non si ferma a ciò che qualcuno dogmaticamente afferma essere vero ma indaga discernendo tra opinioni e fatti.

Chi dubita in questo significato della parola e sempre di nuovo si pone la domanda: < sarà davvero vero?> rende omaggio alla verità

G. Zagrebelsky, In pratica, da Il dubbio e il dialogo
 

Chi ama la verità, la difende dalle contraffazioni.

Ecco perché lo scetticismo.


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Bibliografia Kindle library

B. Russel, Saggi scettici
G. Orwell, Appunti sul nazionalismo
G. Orwell, Verità e menzogna
G. Zagrebelsky, Il dubbio e il dialogo
K. Ford, Il mondo dei quanti

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